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A Castrovillari rivivono le Corajisime

A Castrovillari, Angela Zaccaro dà vita alle Corajisime, le piccole bambole di pezza, riprendendo un antichissimo rituale del nostro mondo contadino.

Con lunghi abiti di stoffa nera, un fazzoletto nero a nascondergli la faccia di pezza e addobbate con collane di peperoni o fichi secchi, ma anche talvolta di sardine o code di baccalà, le Corajisime, come un tempo,  dovrebbero penzolare fuori dalle case, o appese alle vecchie porte o su balconi e finestre, sospese tra i vicoletti bui e dovrebbero reggere nella mano sinistra la conocchia e nella mano destra il fuso, uniti da un filo che simboleggia lo scandire dei quaranta giorni di penitenza e purificazione. Sulla testa o sotto i piedi le Corajisime hanno sette penne di gallina conficcate a raggiera in una patata o anche un' arancia o un limone, (più raramente una pannocchia) che rappresentano il lungo digiuno quaresimale mediante a seconda dei paesi,  posta delle pupe. Ogni domenica che avanza si sfilava una penna; l’ultima penna, che indicava la fine del digiuno quaresimale, era solitamente bianca di colore differente e veniva sfilata la sera del Sabato Santo, quando le campane suonavano a festa annunciando la Resurrezione di Cristo. Le origini delle Corajisime sono remote e arcane, ma nella nostra tradizione popolare rappresentano la Quaresima, moglie di Re Carnevale e vengono sistemate  il Mercoledì delle ceneri, dopo la morte di Re Carnevale. Esse sono l'allegoria di un periodo di restrizioni alimentari, di astinenza sessuale e di una quotidianità moderata e senza eccessi, silenziose e attente alle vicende di un paese e di un'intera comunità.

 

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