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Paganesimo e devozione cristiana popolare nel culto delle Palme

La tradizione popolare attribuiva virtù miracolose alle foglie di palma benedetta, ma anche ai ramoscelli d'alloro e di ulivo, spesso addobbati con fichi, dolci e nastri colorati,

che la Domenica delle Palme vengono consacrati in chiesa durante la celebrazione del sacerdote che con l'incenso e l' acqua santa cristallizza la benedizione cristiana, e raccomandava di custodirli al capezzale del letto, ai piedi del crocefisso, sotto le immagini dei santi o dei propri cari defunti, dietro le porte di casa, sulle selle degli animali, fra le provviste per l’inverno o di spargerli nei campi seminati per togliere il malocchio e gli incantesimi e per augurarsi un migliore ed abbondante raccolto. Simboli di pace e prosperità,  i rametti benedetti venivano conservati fino alla Domenica delle Palme dell’anno successivo, quando ormai secchi venivano inceneriti nel fuoco o bruciati per fumigare l’interno delle case a scongiurare le insidie del maligno  Queste credenze sembrano fondere un rito che trae le sue origini in quelle pratiche devozionali pagane risalenti all'epoca greca, quando si preparava una ghirlanda di rami di ulivo intrecciati, adornati da bende di lana e carichi di frutti, simbolo dell'abbondanza e dell'arrivo della primavera. La corona vegetale non veniva mai buttata perché ciò sarebbe stato un sacrilegio, ma veniva bruciata l'anno seguente e sostituita da una nuova. Sempre secondo la tradizione popolare se pioveva la Domenica delle Palme, i covoni sarebbero stati carichi e pesanti, una superstizione meteorologica che pronosticava un buon raccolto di grano,  donde l'antico detto «parma 'nfusa gregna gravusa»

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