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Risorge “Organtino” la farsa dialettale di Cesare Quintana

A distanza di ben trecentottantatrè anni dalla prima rappresentazione carnascialesca dell’Organtino del 1635, farsa di Cesare Quintana

(cappellano di Santa Maria del Castello), opera che segna la nascita del teatro dialettale in Calabria, e di diciotto anni- era il 27 Maggio 2000- da quando si rappresentò al Sybaris con la regia del noto studioso Giulio Palange e con il compianto e mai dimenticato M° Giuseppe Maradei nei panni di Organtino, torna in scena, sempre al Teatro Sybaris, con la lodevole regia di Casimiro Gatto un’opera che fa ancora parlare di sè e che, probabilmente, nei prossimi anni sarà oggetto di nuovi studi ed inscenamenti. Stavolta hanno calcato le scene, con notevole impegno gestuale, espressivo, vocale, ma sopratutto linguistico, Martina Aloisio, Fedele Battipede (Organtino), Antonio De Biase, Ivan Donadio, Luca Donadio, Domenico Donato, Luigi Grisolia, Domenico Perri, Luigi Pulice e Katia Sartore ,che hanno recitato con grande bravura ed immedesimazione, tra l’altro con l’uso delle maschere realizzate magistralmente per l’occasione da Maura Bianchini e Domenico Martire ed indossando i costumi disegnati da Francesca Tocci e confezionati dalla Sartoria Conte di Marene di Castrovillari. Un progetto culturale notevole, sostenuto dalla Pro Loco e patrocinato dal Comune di Castrovillari e dal Parco Nazionale del Pollino.La commedia, studiata a fondo dal Palange, composta in tre atti con prologo ripropone le “Farse de li massari” in un dialetto che deve essere ancora studiato nelle sue varie componenti, castrovillaresi e probabilmente pugliesi, data l’attestazione del cognome Quintana proprio nelle Puglie. Le battute sono realisticamente improntate all’icastica espressività dei rappresentanti delle classi più umili ed i personaggi si esprimono nel loro tipico linguaggio che alle nostre orecchie risuona come arcaico, ma che conserva le movenze ed i modi di dire del mondo agro-pastorale, nel quale si iscrive pienamente la piccola comunità castrovillarese che nel 1635 doveva avere le caratteristiche di un caleidoscopico microcosmo in cui pastori, massari, contadini, erano la parte produttiva di una società ancora decisamente “feudale”. Il perchè, poi, il Quintana, nella seconda parte della commedia, faccia quasi “uscir di senno” il massaro Organtino, scampato per miracolo alle schioppettate dei suoi sottoposti che vogliono farlo fuori per i suoi modi da despota, non è dato molto da capire. Autocensura del Cappellano Quintana che forse temeva di aver denunciato col suo testo storture ed abusi di una società ancorata ad un sistema occulto di poteri duro a morire? Chissa’...forse si scopriranno altri particolari cammin facendo negli studi, così come rimane ancora un mistero tutto da chiarire chi era quel famoso (famigerato?) contadino la cui foto mostratagli da Contin attrasse tanto il maestro Franco Rinaldi, -correva l’anno 1991- da disegnare il bozzetto dell’Organtino che poi si trasformò in un personaggio di cartapesta che sbalordì la folla alla sua comparsa sul carro allegorico realizzato in occasione di un lontano e pare austero 33mo Carnevale di Castrovillari. Chi vivrà vedrà...e penso se ne vedranno ancora delle belle.

Prof.ssa Filomena Bloise

(foto Giuseppe Iazzolino)

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