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Il culto di san Rocco

A Castrovillari, lungo l’antica via che porta alle rive del fiume Coscile, si trova una piccola cappella, di incerta datazione, restaurata nel 1857 da Giacinto Battipede e dedicata a San Rocco.

San Rocco è il celebre santo francese, taumaturgo e pellegrino, il guaritore medievale del flagello della  peste, protettore degli animali e dei contadini dalle grandi calamità naturali come i terremoti e le epidemie, e qui, a Castrovillari, dà il nome a tutta la contrada fluviale. Il santo, veneratissimo in tutta l’Europa e in Italia, gode di una particolare devozione popolare in Calabria, dove ogni anno, il 16 agosto, viene festeggiato con solenni e suggestivi riti religiosi.  Vissuto nella seconda metà del 1300, appartenente ad una delle famiglie più ricche della città di Montepellier, San Rocco dona tutti i suoi beni ai poveri, diventa francescano e parte in pellegrinaggio verso l’Italia, dove nei vari lazzaretti del tempo assiste gli appestati, guarendoli prodigiosamente. La fama dei suoi miracoli  si diffonde  rapidamente ovunque, ma avendo egli stesso contratto la terribile malattia, si rifugia in una grotta, ora divenuta un celebre santuario, lungo il fiume Trebbia nei pressi di Sarmato. Qui soltanto un cagnolino gli porterà da mangiare, sottraendo ogni giorno una pagnotta dalla tavola del ricco padrone, il Gottardo Pollastrelli, Signore di Sarmato. Questi segue la bestiola, scopre la grotta e cura il giovane Rocco, diffondendone poi la vita e la fama di santo. Incarcerato come spia a Voghera per quasi cinque anni, muore nella notte tra il 15 ed il 16 Agosto del 1379. Al momento della sepoltura viene ritrovata una tavoletta che porta incisa la frase "Chi invocherà il mio servo sarà guarito", e che compare in numerose rappresentazioni del Santo, oggi invocato come patrono di tutte le  malattie contagiose, degli invalidi, dei prigionieri e degli emarginati. Lo riconosciamo, nelle iconografie,  dal tipico abito da pellegrino, con il mantello(tabarro) e la piccola mantellina posta sopra che da lui ha poi preso il nome di sanrocchino, un cappello a larga tesa, un bastone, una zucca per contenere l'acqua, spesso appesa al bastone, alcune conchiglie per attingere l'acqua fissate sul mantello o sul cappello, oppure appese a mo' di collana, la bisaccia a tracolla, e in alcune varianti,  una piccola fiaschetta attaccata alla cintola e nelle mani la "lancette" ossia il piccolo bisturi usato nel Medioevo per incidere i bubboni, favorendo la fuoriuscita del pus, i segni della peste, la croce rossa sugli abiti, al lato del cuore, per indicare l'angioma a forma di croce che egli aveva sul petto dalla nascita; l'angelo  messaggero di Dio che lo confortò durante la malattia e il carcere e il devoto cane. A Castrovillari, in occasione dei festeggiamenti in onore del santo, di cui ammiriamo all'interno della cappella, sia una statua dello stesso, sia una pittura murale che lo ritrae tra san Sebastiano e la Madonna,  si preparano le tipiche melanzane ripiene e si danza e si suona sullo spiazzo della cappella fino a notte fonda. I devoti, offrono, per voto, ai visitatori anche le tradizionali fritture, chiamate “vecchiaredde”. Nei pressi della cappella dedicata al santo che crediamo sia stata fatta costruire durante una delle terribili epidemie che colpì la città di Castrovillari nel XVII secolo, si trovava l’antica chiesa di santa Sofia, poi denominata santa Maria Mater Domini, eretta da Frà Sebastiano Cagnolo cavaliere di Malta, come si legge nella Platea di S. Giovanni Gerosolimitano del 1635, conservata nell'Archivio di Stato di Castrovillari, con accanto la chiesa  dell'Annunziata, alcune case della Commenda  e l’Ospedale dei Poveri, fondato tra il XIV e il XVI secolo da Terrisia e Notar Palermo, suo marito. Dalla chiesa dell’Annunziata, ove si teneva una fiera il 15 o secondo altri il 25 marzo, prendeva il nome, anticamente, tutta la contrada, chiamata anche Orti. La chiesa dell’Annunziata venne distrutta durante il decennio francese, quando l’Ospedale già risultava distrutto.

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