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Studi sulle leggende popolari tra tradizione orale e fonti letterarie

L’orgoglio per un passato ricco di valori troppo spesso dimenticati incoraggia l’associazione Mystica Calabria a valorizzare e promuovere la cultura rurale e pastorale del territorio della Calabria Citeriore, con particolare riferimento alla divulgazione della storia delle tradizioni popolari e delle identità locali gravitanti nell’area del Pollino.

Sono, infatti,  proprio le memorie storiche di un mondo, quello contadino, che meritano di essere rispettate e salvaguardate, non soltanto a livello locale, ma anche nazionale e internazionale. Ricerche e studi che si basano, esclusivamente, sull’analisi del patrimonio demoetnoantropologico, trasmesso di generazione in generazione, sulla registrazione diretta e la trascrizione delle voci narranti, di  leggende “tipiche”  della cultura e della società dei paesi in provincia di Cosenza, gravitanti tra il massiccio del Pollino e la  Sibaritide, diventano patrimonio culturale e risorsa turistica, un punto di riferimento importante  per la  creazione realizzazione di una rete di esperienze di indagini e di iniziative da svilupparsi e migliorarsi nel tempo, e attraverso le quali, pervenire alla costituzione di una conoscenza condivisa che organizzi, gestisca e diffonda le informazioni sulla cultura e sulle tradizioni popolari di tutta la regione calabrese. Tradizioni che, purtroppo, rischiano di andare irrimediabilmente perdute.  Le leggende popolari del Pollino sono tratte, generalmente da manoscritti di antichi cronisti locali e di appassionati cultori del folklore, tra cui ricordiamo sir Pirro Casalnuovo, Lelio Laventura, Aldo Schettini, Ettore Miraglia, nonché dalla memoria orale della gente del luogo.  Recuperare e divulgare il “pregevole patrimonio di leggende” del nostro popolo, comprendendo la vasta area del Pollino, Castrovillari e i paesi limitrofi, specialmente quelli albanesi, significa anche formulare una ricostruzione storica, geografica ed etnoantropologica di quei fantasiosi racconti intrisi di mito e di poesia, di quelle vecchie narrazioni nate dalla fervida immaginazione e da quel fondo di verità e di realismo e tramandate per generazioni, ininterrottamente, da padre in figlio. In genere, le leggende che abbiamo preso in considerazione sono legate a tesori nascosti, soprattutto quelli dei briganti, o a creature misteriose, pagane o cristiane, a volte benigne come santi e madonne,  altre volte malvagie, come streghe e magari. Molte leggende raccontano le origini di un luogo o spiegano il significato di un toponimo o, anche, rielaborano fantasticamente fatti realmente accaduti in epoche passate. Diverse sono le versioni di una stessa leggenda riscontrabili in altri paesi della Calabria, con particolare riferimento a quelle leggende derivanti dalla tradizione orale, il senso, tuttavia è uguale per tutte le varianti, così il loro fascino ed il loro arcano misticismo sono sicuramente innegabili. Nella suggestiva ed emozionante prefazione del libro di Francesco Perri  Leggende calabresi, l’autore scrive: «Tra lo Ionio e l’Egeo nacquero le più belle fantasie eroiche e religiose dell’antichità; ma esse, che furono immortalate in modo inimitabile dagli antichi poeti, appartengono ad un clima storico e spirituale talmente diverso e lontano dal nostro, che sarebbe sciocco ora ripeterle come cose che abbiano attinenza con l’anima della nostra popolazione attuale». E’ così che il popolo di Calabria e i nostri avi castrovillaresi hanno rielaborato e fatto proprie quelle mitiche fantasie, mantenendole vive, almeno fino al secolo scorso. Noi, dunque, vogliamo riprenderne il ricordo, riappropriarci di quel loro sfondo poetico e leggendario, a carattere per lo più popolare, che ci appartiene ed adattarlo al gusto letterario contemporaneo, inglobandovi anche le parmidìe e i cunti, conservandone tutto il sentimento e l’umorismo del passato e ripercorrendone il corso del tempo, per offrirle, così come sono giunte, in diverso modo, fino ad oggi, alle generazioni future.

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