Menu

I Pace di Castrovillari

La rosa dei Pace annovera affascinanti e poliedriche personalità colte, poliglotte, amanti dell’arte e del bello, insignite, per il loro attivismo civico ed etico, di importanti cariche istituzionali: Deputati e Senatori del I° Regno d’Italia che contribuirono ad animare in maniera straordinaria lo scenario risorgimentale dei movimenti unitari e post-unitari, il cui appassionato afflato sancì il tramonto definitivo dell’epoca borbonica.

Il capostipite di questa prestigiosa famiglia fu l’Avv. Muzio Pace, (Eianina 1787-1861), appartenente a quella borghesia di cospicuo censo che costituiva il tessuto sociale di Castrovillari. Discendente degli arberesh seguaci di Giorgio Kastriota Skanderbeg, si unì in matrimonio con la N.D. Maria Baratta. La loro unione fu coronata nel 1826 dalla nascita di Giuseppe,primogenito di dodici figli, che prese il nome del nonno materno, a riprova dell’alto senso di rispetto riposto da entrambi i genitori nei confronti di Don Giuseppe Baratta. Muzio Pace vista la sua influenza sociale, venne incaricato dalla Munificenza del Real Governo dell’esercizio di impieghi comunali. Il figlio Giuseppe, come da tradizione familiare, effettua gli studi presso il collegio di San Demetrio Corone, istituto privilegiato dalla borghesia cosentina del tempo. Lo sfondo in cui le esistenze dei Pace si snodano, è caratterizzato da problemi socio politici severi che attanagliano la popolazione del Regno delle Due Sicilie e Muzio Pace insediato come Sottintendente nella Casa Comunale si trovò combattuto fra l’impulso di rinnovamento e l’obbligo di far valere le sue direttive per mantenere l’ordine costituito. Intanto le tensioni sociali del 1848 propagano l’entusiasmo rivoluzionario dei moti risorgimentali che vedranno protagonisti, insieme agli altri, Muzio e Giuseppe Pace. Don Muzio per il suo supporto agli attivisti liberali, verrà arrestato con l’accusa di cospirazione atta a distruggere il governo, incitando gli abitanti del regno ad armarsi contro le autorità reali. Anche Donna Maria Baratta fu sottoposta per il suo attivismo rivoluzionario, alla terribile esperienza delle galere borboniche. Il figlio Giuseppe  che incarnò l’animus risorgimentale e liberale dell’epopea garibaldina come i suoi genitori, dovette rendersi  in un primo momento latitante e venne  condannato a morte dalla Gran Corte criminale per associazione in banda armata, pena poi commutata in 30 anni di carcere duro. Nel 1858 la condanna di Giuseppe Pace, grazie anche all’intercessione dei Gramazio di Firmo, la cui figlia Maria era promessa in sposa a Giuseppe, venne commutata alla pena dell’esilio a vita, che consisteva nella deportazione negli Stati Uniti. Il caso volle che  durante il viaggio  i prigionieri fra i quali il Settembrini, riuscirono a sbarcare a causa di una tempesta  in Irlanda e Giuseppe Pace si rifugiò in Inghilterra, accolto nella dimora di Lord Palmerston. Durante la sua permanenza a Londra riuscì a guadagnarsi la stima e la fiducia dell’alta società inglese. Con la morte di Ferdinando II nel 1859, gli esuli poterono ritornare alle loro dimore d’origine e nel Giugno  del 1859, Giuseppe Pace fece rientro a Castrovillari, accolto con grandi onori come lo stesso Pepe descrive nelle sue Memorie: “Tutta la popolazione con cocchi inghirlandati da rami di quercia e di alloro,  gli corse incontro fino alla distanza di quattro miglia, fra grida di gioia e ripetuti evviva”. Persino Garibaldi, onorando le gesta dei Pace fu ospite nel palazzo di famiglia a Castrovillari e decise di nominare Don Muzio Governatore del Circondario, incarico svolto senza alcun compenso dallo stesso.  Prima di ripartire alla volta di Napoli, l’eroe dei due mondi per ricompensare la famiglia Pace delle gravi perdite patrimoniali in onore della causa unitaria,  dimentica volutamente centinaia di monete in oro in  Casa Pace, ma Don Muzio accortosi del  tutto, fece raggiungere da un suo fido corriere  a cavallo, Garibaldi per restituire il dono. La causa italiana  per i Pace fu sacra. Era questa la levatura morale ed etica di questa importante famiglia, che sacrificò vite ed averi per un valore altissimo:il contributo all’Unità della nostra Patria.  Tutt’oggi la storia dei Pace continua e riecheggiare nei libri di storia locale, nella sale negli archivi  storici del Senato italiano, nelle coscienze di chi ancora crede nell’alto senso della politica, a testimonianza perenne che non può esistere una moralità pubblica ed una privata, ma ci si deve ispirare ad un unicum che ponga la morale al di sopra degli ostacoli, delle conseguenze personali, delle avversità, valori che oggi più che mai dovremmo imparare a riscoprire e riabilitare nell’ agire sociale e civico.

(alla memoria della mia amata nonna, N.D. Chiarina Pace di Castrovillari)

Valentina Dell’Aira

 

Leave a comment

back to top

Login or Sign In

Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.