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Carminantonio, Calcadonna e il primo brigantaggio nel Pollino

Nel castrovillarese il primo brigantaggio faceva capo ai crudeli Carminantonio Perrone e altri.

Il Perrone lo conosciamo attraverso una brigantessa, Maria Gesualdi, una delle prime brigantesse del periodo francese (1805-1815), Maria Gesualdi venne «impiccata nella piazza di San Severino insieme ai capibanda dello stesso paese, Gaetano Milione e Carminantonio Perrone, nel febbraio del 1811,  mentre le sorelle Teresa e Serafina Ciminelli (di Francavilla in Sinni) fecero parte della banda di Antonio Franco, che scorrazzò nel Pollino calabro-lucano, dal 1861 al 1865, anno della sua fucilazione. A San Severino, al tempo del sindaco Prospero Bloisi, c’era una ragazza che si chiamava Maria Gesualdi, che seguì per tre anni il suo compaesano capobanda Gaetano Milione, soprannominato Lo Nigro (Gaetano u Nìvero). Milione era un alleato dei fratelli Perrone: Carminantonio, Serafino e Nicola; uno di essi era prete.[...] Possibile che anche un prete diventasse brigante? In ogni paese, anche il più piccolo, c’erano fino a 10-12 preti, ma comandava solo il prete titolare della parrocchia, che era sempre espressione di famiglia benestante. Gli altri preti erano suoi subalterni e venivano emarginati. Ecco perché don Nicola Perrone (di San Severino) e don Francesco Napoli (di Cersosimo), si vendicarono e si aggregarono ai briganti[...] Nel 1811 furono tutti arrestati e portati nella piazza di San Severino: si legge nei processi che il capobanda Milione "era un antico capomassa, scorrazzava da un mare all’altro, con le navi inglesi e commise molti delitti”, e fu subito “afforcato”[...]». Racconta il Pepe che catturato Carminantonio gli furono tagliate le mani e ”fu menato per il paese su di un asino a ritroso e con un mitra di carta e quindi messo a morte”,[...] impiccato. «[...]Subirono la stessa sorte anche i suoi fratelli.  Pure Maria Gesualdi fu arrestata il 6 febbraio 1811; “era vestita da uomo e armata”. Manhès, che non aveva alcuna pietà per la donna ribelle, scrisse un decreto solo per questa brigantessa e la fece impiccare due giorni dopo l’arresto: il 10 febbraio 1811, quattro giorni dopo la cattura del suo compagno. Nella vicina San Costantino regnava Calcadonna (Nicol’Antonio Salerno): narrano le cronache che “Calcadonna aveva il vizio di tagliare le orecchie ai suoi nemici, bruciava le masserie e poi mise fuoco anche al suo paese”. Si presentò quando venne ferito, ma il generale Manhès se lo fece portare a Castrovillari e fu “debitamente condannato a morte”[...].

In Giuseppe Rizzo "I QUADERNI DELL’ALTRA CULTURA RASSEGNA DI STORIA E TRADIZIONI POPOLARI DELL’ALTO JONIO COSENTINO",  Quaderno n. 47/ottobre 2015

 

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