Menu

Re Coremme e il primo brigantaggio nel Pollino

Cristoforo Pepe (1850-1906), storico e scrittore, autore di “Memorie storiche della città di Castrovillari”, cita alcuni famosi briganti che agirono nel territorio castrovillarese durante l'occupazione francese (1805-1815), tra cui il feroce e crudele "Re Coremme".

Antonio Santoro detto “Re Coremme” era un contadino analfabeta, ma scaltro ed estremamente coraggioso. Aveva organizzato una formidabile banda con la quale intendeva continuare, a modo suo, la guerra ai francesi, in nome del re legittimo Ferdinando di Borbone che da Palermo lo aveva nominato tenente colonnello (anche se lui amava definirsi generale).  Il Santoro, come primo atto della campagna militare, occupò Longobucco, il suo paese natale e ne fece la sua roccaforte, autoproclamandosi “Re Coremme”. Re Coremme occupò e mise a ferro e fuoco anche Frascineto, Eianina e San Basile, tentando di calarsi anche su Castrovillari. Solo il generale francese Peiry riuscì a metterlo in fuga. Vinto sotto Frascineto, corse verso Acri. La cittadina venne assaltata durante la notte e piegati gli amministratori alla sua volontà, si mosse da questa nuova base per seminare morte e terrore e sbaragliare i suoi nemici "i rivoluzionari antiborbonici", fiancheggiatori dei francesi.  Per conquistarsi  lo sbocco al mare, progettò la presa di Rossano e Corigliano, all'epoca, insieme ad Acri, le città più popolose del cosentino. Nel suo tentativo fu colto di sorpresa dalle truppe del generale Verdier che riuscirono a disperderne la banda. Il Santoro, ormai in precipitosa fuga, perduto ogni contatto col grosso dei suoi uomini, si imbatté, nei pressi di Pagliaspito, dalla squadra civica di Santa Sofia d'Epiro comandata da Giorgio Ferriolo.  Era il 13 Agosto 1806 e Santoro fu catturato, insieme al suo piccolo stato maggiore, composto dal fratello e da alcuni uomini fidati. Rinchiuso in una celletta isolata, il Santoro riuscì ad evadere, raggiungendo nottetempo Acri. Intanto, quello stesso giorno, il fratello ed altri quattro briganti, rimasti in carcere, per evitare altre evasioni, furono condotti sotto buona scorta a Bisignano dove furono giustiziati. La notizia dell'esecuzione scatenò la rabbia estrema del Santoro che si decise ad infliggere la sua feroce vendetta ai paesi di Santa Sofia d'Epiro e Bisignano. Riorganizzata la sua banda, il 18 agosto si risolse a marciare su Santa Sofia, seminando morte e distruzione. Vittima illustre del suo sterminio fu il vescovo Francesco Bugliari rettore del collegio Italo-albanese.  Immobile, dalla figura ieratica di  vecchio asceta bizantino,  li accolse impavido, pregando e benedicendo. Re Coremme e i suoi ebbero un attimo di smarrimento, poi gli si avventarono addosso  più inferociti e lo finirono con ventidue pugnalate, senza che sfuggisse un lamento dalla bocca del vescovo che moriva sorridente, perdonando e benedicendo. Il cadavere della vittima rimase due giorni in mezzo alla strada, mentre gli omicidii si erano dati alla fuga. Il 21 agosto tutti gli abitanti del villaggio rientravano e gli davano onorata sepoltura nella chiesa parrocchiale. Ma non poteva mancare la reazione da parte del popolo. Il furore popolare prese di mira S. Demetrio e la casa dei Lopez borbonici di S. Demetrio con cui aveva stretto segreti accordi la banda di Re Coremme. Il paese fu saccheggiato e l'abitazione dei Lopez incendiata. Via via incontrarono, per caso, un medico, che si disse di casa Lopez e fu ucciso. Nel 1807 Re Coremme si unì ai ribelli, per la difesa di Amantea, ma dopo 37 giorni di battaglia la cittadina tirrenica fu costretta a capitolare ai francesi e questo costrinse Re Coremme a fuggire in Sicilia. Rientrato dall’isola, attaccò e occupò Crotone, dove costrinse la nobiltà a donare beni e armamenti per un totale di 4.000 ducati; ma questo gesto gli costò la destituzione della carica di tenente colonnello e l’arresto, con il trasferimento in Sicilia da cui non fece più ritorno. Re Coremme, nel corso della sua lotta antifrancese, riuscì ad arruolare un vero esercito, che in alcuni periodi arrivò a contare fino a 400 uomini

 

Crani di briganti esposti sopra pilastri a Campo Tenese in un disegno di Horace de Rilliet (1852)

Leave a comment

back to top

Login or Sign In

Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.