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La cappella della Madonna del Riposo e il misticismo antico di Monte sant'Angelo

Posta a 665 metri sul fianco meridionale di Monte Sant’Angelo, s’incontra una piccola cappella di forma ottagonale, sormontata da una cupola in calcestruzzo e caratterizzata da un foro centrale che lascia passare la luce.

E' la Madonna del Riposo (Madonnedda ‘u Ripusu) così chiamata per il fatto che un pò prima di giungere alla vetta del monte, vi era un arco, sotto il quale era dipinta l'immagine della Madonna con il piccolo Gesù adagiato su un cuscino e perciò detta "Santa Maria del Riposo", oggetto di particolare venerazione da parte del popolo castrovillarese e di quel Beato Pepe, al tempo in cui egli viveva da eremita sul monte (sembra, infatti, che qui vi dimorassero diversi santi eremiti).  Eretta nel 1836 su un antico rudere ancora visibile nel XVII secolo, da un pio cittadino di San Basile, Andrea Bellusci, che demolì l’arco e costruì l’attuale cappella, mantenendovi l’immagine della Madonna. Si narra che ogni giorno, per tutti i giorni della sua vita, l’uomo, al sopraggiungere della sera, salisse fino alla cappella per accendere una lampada alla Madonna, che rappresentava per chiunque attraversasse quei luoghi un vero e proprio faro di fede. Ogni anno, nel Lunedi di Pasqua, si celebrava su questo monte una delle più tradizionali feste castrovillaresi a cui tutti accorrevano  e allora il solitario monte si popolava e la gioia risuonava per la città. Sempre su quel monte caro ai calabresi (si racconta che nel 1483 San Francesco di Paola diretto in Francia presso il re Luigi XI proprio da Monte Sant'Angelo avrebbe salutato e benedetto la regione lasciando le sue orme impresse sulla roccia), precisamente alle pendici doveva trovarsi il monastero bizantino di san Michele citato in un documento del 1597 al quale doveva essere annessa una chiesa di san Michele Arcangelo detta anche "Abazia del Castello dell'Abate Marco"(il Casalnuovo invece pone la cappella di san Michele Arcangelo sulla cima del monte). Intorno al 1545 avrebbe soggiornato sulla cima del monte anche Bernardo da Rogliano, futuro fondatore del monastero di Santa Maria del Colloreto a Morano Calabro. Lo scrittore castrovillarese Fedele Carelli cita anche una cappella dell'Angelo Custode eretta nel 1725 precisamente sul primo pianoro che si incontra dietro l'attuale chiesa di santa Lucia,  ancora in piedi nella seconda metà dell'Ottocento. Se si presta fede al suo racconto in vernacolo castrovillarese, dalla raccolta “U mannulinu”,  apprendiamo una straordinaria leggenda popolare secondo la quale don Paolo Tolone, un ricco signorotto del Medioevo, morto senza eredi, avrebbe lasciato un’ immensa ricchezza, un vero e proprio tesoro da lui stesso nascosto in un luogo ignoto. Molti uomini compirono, purtroppo sempre invano, i più gravi sacrilegi e rituali di magia nera per scoprire dove fosse custodito questo tesoro, tra cui. un gruppo di castrovillaresi che si riunirono proprio alla cappella dell’Angelo Custode e, guidati da un misterioso monaco, evocarono lo spirito di don Paolo. Monte Sant'Angelo è stato dunque un luogo profondamente mistico e di grande importanza religiosa e devozionale per il territorio calabrese e uno dei luoghi più interessanti e suggestivi anche dal punto di vista storico, posto proprio alle falde del massiccio del Pollino. E' probabile, infatti, che la cappella della Madonna del Riposo, l'unica ancora visibile e visitabile, se pur abbandonata a se stessa, sconsacrata e sottoposta all'incuria degli uomini e ai segni del tempo inclemente, sia stata eretta su ciò che rimaneva della struttura di culto di un ordine cavalleresco, forse templare, considerando che l’impiego di chiese ottagonali a pianta centrale da parte degli Ordini monastico - militari (Ospitalieri di San Giovanni, Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme e  Cavalieri dell’Ordine del Tempio) nel corso del Medioevo si è sviluppato lungo le coste del Mediterraneo, nella nostra penisola e sul territorio europeo. Gli Ordini monastico-militari hanno impiegato questa forma semplice ed evocativa, una “commixtio” tra idee artistiche cristiane e musulmane, ricca di simbologia: «il cerchio è immagine del Dio che è trascendenza, così come l’elemento ottagonale, un doppio quadrato, o meglio la cosiddetta “quadratura del cerchio”; il numero otto rimanda all’ottavo giorno che è quello della Risurrezione, la Domenica e all’immagine dell’infinito il numero capovolto, in sviluppo orizzontale, rappresenta il simbolo dell’infinito). L’ottagono a livello cristiano rimanda all’immagine delle “Otto Beatitudini” (la Croce Ottagona – lanceolata del Sovrano Militare Ordine di Malta è immagine del discorso della Montagna, una sorta di cammino da seguire per migliorare nello zelo e nella condotta morale l’ascesa a Dio.).» L’immagine ottagonale è in realtà la chiusura perimetrale di una croce greca da tutti e quattro i bracci eguali, simbolo della Passione e della morte sconfitta dal Cristo Risorto! In particolare l'adozione della forma ottagonale o rotonda riveste un ruolo fondamentale nell’edificazione di chiese dell'Ordine dei cavalieri Templari, attenti alla simbologia che fonde spiritualità maomettana e cristiana.

foto di Fabio Donato

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