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Ruth Centawer Pinkus,per non dimenticare

Memoria storica. E’ stato questo il senso più profondo e autentico della presentazione del volume documentario L’internato in oggetto: Tre anni di concentramento in un Comune del Sud.  Ebrei a Castrovillari (1940-43) di Luigi Troccoli.

  Un’ occasione per riflettere e per ricordare, parola quest’ultima che nella sua accezione latina re-cordis significa proprio ripassare dalle parti del cuore. Una giornata importante per tutti, appunto, la Giornata della Memoria, che ha visto la partecipazione di un pubblico attento e interessato, numerosissimo,  e gli interventi di ottimi relatori, da Francesco Panebianco, direttore del “Museo Internazionale della Memoria Ferramonti di Tarsia”, a Tiziana Rizzo, studiosa della presenza degli Ebrei nella storia della Calabria  allo stesso autore del libro, il prof. Luigi Troccoli che ha spiegato con precisa competenza e professionalità il suo lavoro editoriale. Un’ iniziativa importante per la città, sostenuta, proprio per la sua valenza culturale,  dalla Deputazione di Storia Patria per la Calabria, rappresentata degnamente dal prof. Mario Vicino che ha portato i saluti del consesso reggino. Soprattutto un flashback, attraverso atti e documenti storici, per la maggior parte provenienti dall’ Archivio Storico Comunale, su vicende che ci appartengono e che per molti sono ignote e ignorate. Un flashback per non dimenticare le famiglie ebree in domicilio coatto a Castrovillari, ma se di essi non abbiamo che nomi, di qualcuno abbiamo anche qualche volto. Un bel volto, giovane, chiaro, come quello di Lucio Pinkus, unico bimbo ebreo nato in città nel 1942 e quello di sua madre Ruth, ricordata con grande emozione e commozione dalle testimonianze di Giacinto Pernisco, Sara Marini Bloise ed Ester Alois, particolarmente attese e apprezzate dal pubblico per il profondo significato storico e umano che l’hanno caratterizzate. Ruth Centawer Pinkus, ebrea tedesca internata a Castrovillari, insegnante di lingue in alcune scuole della cittadina, «era tuttavia di religione cattolica» ha detto Ester Alois che l’ha conosciuta come una donna esile, con i capelli «sale pepe», molto istruita. Una professoressa solare e generosa, sempre affettuosa e disponibile con gli allievi, ha sostenuto Giacinto Pernisco con tenera nostalgia «tanto da prodigarsi per fare copie dei suoi appunti e distribuirli a tutti». Una figura sfocata dal tempo, «circondata da un alone da uno strano alone di mistero» ha affermato la Marini Bloise che ha letto ai presenti una pagina della sua storia, una storia straordinaria che mi piace divulgare:« […]erano gli anni delle sirene, dei bombardamenti su Castrovillari. E poi la fine della guerra e l’arrivo dei soldati inglesi[...] Ruth, il suo “status”, il suo francese, il suo impermeabile chiaro. La ricordo con i capelli legati indietro, una donna raffinata, di classe, molto sensibile. Oggi, forse, la definirei un po’ triste. Io e le mie compagne la chiamavamo “la Polacca”, ma forse neanche sapevamo cosa volesse dire polacca. Per noi era un modo per dire che veniva da fuori, che non era italiana. In quel tempo non sapevo che la Pinkus fosse ebrea e che a Castrovillari vi fossero ebrei che veniva tenuti in soggiorno obbligato, né sapevo dell’esistenza del campo di concentramento di Tarsia. La mia testimonianza credo dimostri un fatto molto importante, cioè che la professoressa Pinkus, ebrea, sebbene vivesse la condizione di deportata, vivesse quindi una profonda amarezza, una condizione di infelicità, insegnava ugualmente con passione, dedizione e impegno e non ha mai trasmesso ai suoi alunni sentimenti negativi, non ha fatto vivere ai ragazzi la sua tristezza.  Io che fin ora ho parlato da alunna, ora vorrei parlare da insegnante, anche se in pensione, facendo rilevare che questa storia dovrebbe essere di insegnamento ai giovani insegnanti di oggi, ai quali vorrei trasmettere, a nome della professoressa Pinkus, questo messaggio:”…mai portare le proprie ansie, i propri dolori, le proprie vicissitudini tra i banchi di scuola dove dovrà regnare sempre armonia, passione e serenità come quelle che hanno connaturato la professoressa Pinkus» (insegnante Sara Marini Bloise)

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