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Il Protoconvento Francescano di Calabria

Tra le Provincie madri dell’Ordine dei Frati Minori costituite in Italia da san Francesco d’Assisi nel 1217, figurava, terza per importanza, anche la Provincia  di Calabria. Ad essa il serafico Padre destinava quale primo Provinciale il confratello Pietro Catin, il quale si fermò a Castrovillari. Qui, nell’anno 1220 o al più tardi nel 1221, fondò il primo convento della Calabria, detto appunto Protoconvento.

Il convento sorse sulle rovine dell’antica chiesa di S. Maria della Laura. Il primo periodo della sua attività fu caratterizzato da inquietudini e tensioni causate dai difficili rapporti correnti tra gli Svevi, da una parte, e il Clero secolare e regolare, dall’altra. Con gli Angioini seguì un periodo di calma e distensioni, durante il quale l’eco della fama che il convento, giorno dopo giorno, andava acquistandosi giunse anche al re Carlo I d’Angiò. Questi, nel 1269, dispose a favore del convento una donazione destinata all’incremento delle fabbriche del convento che così cominciò ad ingrandirsi. L’importanza del convento andò crescendo sempre nel tempo, tanto per lo  sviluppo delle fabbriche quanto per l’opera dei frati che vi abitavano. Certo è che nel XVI sec. Iniziava la sua parabola ascendente, culminata in una posizione di preminenza su tutti i conventi che l’Ordine aveva in Calabria. Nel 1586, iniziavano i lavori di ampliamento disposti dal Padre Provinciale Filippo Gesualdi, nobile castrovillarese, poi Ministro Generale dell’Ordine. Una relazione del 1618 descrive il convento di forma quadrangolare, disposto attorno ad un ampio chiostro, ad un angolo del quale sorgeva la torre campanaria con la chiesa di san Francesco. Nel 1661, Padre Marziale Pellegrini, Ministro Generale dell’Ordine dal 1671 al 1677, si adoperò molto per l’antico e glorioso convento che restaurava e ingrandiva. Dopo la morte del Pellegrini, avvenuta nel 1684, il Priore del convento faceva portare a termine la costruzione del secondo chiostro attiguo a quello più antico, completato nel 1731. Il convento si poneva all’attenzione generale, soprattutto per essere sede ordinaria del Provinciale, sede del Noviziato nonché Collegio di Studio diretto da un Reggente. Esso era abitato da circa trenta monaci, generalmente baccellieri e dottori, alcuni dei quali, col grado di Maestro, insegnavano gratuitamente le lettere e le scienze. La meritoria opera dei monaci andò avanti fino al marzo del 1806, allorché le milizie napoleoniche occuparono il convento di san Francesco d’Assisi e di san Francesco di Paola, trasformandoli l’uno in Ospedale militare e l’altro in caserma. Nel 1809 un decreto di re Gioacchino Napoleone sopprimeva i Conventuali e ogni ordine monastico in tutto il Regno delle Due Sicilie. Nel 1841 la vecchia chiesa del convento veniva trasformata in teatro che, costruito in legno e muratura con tre ordini di palchi e loggione, assumeva il nome di Teatro Sybaris. Iniziò la sua attività il 18 giugno 1845 con la rappresentazione dell’opera lirica “Gemma di Vergy” di Gaetano Donizetti e funzionò per qualche decennio, fino a quando venne chiuso per carenza di requisiti di sicurezza e ceduto ai militari che lo trasformarono in infermeria. Il Regio Decreto dei Borboni del 12 aprile 1851 autorizzava quindi il comune di Castrovillari ad accettare in proprietà il convento con l’obbligo di restaurarlo a proprie spese e di riservarne almeno un terzo come caserma delle Milizie Reali. Con successivo decreto del 15 maggio 1858 veniva approvata la fondazione in Castrovillari di un Istituto con  Convitto e Scuole Pubbliche sotto la direzione dei Padri Scolopi, destinandosi allo scopo quella porzione del concessa in proprietà al comune.  Nel 1864, dopo l’Unità d’Italia, il convento veniva di nuovo trasferito al Ministero della Guerra, che ne faceva un quartiere militare, sede della Caserma intitolata al nome del colonnello Giuseppe Pace e, più tardi, nel 1881, destinato a sede del Distretto Militare n°82  che estendeva la sua competenza territoriale ai tre circondari di Castrovillari, Rossano e Crotone. I bombardamenti aerei degli alleati nell’estate del 1943 riducevano a un cumulo di macerie l’estremità dell’ala sud-ovest del convento. A conclusione del secondo conflitto mondiale i militari abbandonavano definitivamente il grande complesso, poi riscattato dai frati. Ceduto in seguito al comune e splendidamente restaurato, è stato riaperto al pubblico il 17 dicembre 1998

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