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Il primato del gesto nell'arte di Andrea Gullo

La “pittura d'azione” di Andrea Gullo rientra nella categoria dell'Arte gestuale, divenendo espressione di un fenomeno di sublimazione dei desideri. Egli difatti intende la creatività come il momento della soggettività dello spirito, come distacco dalla realtà,

dai suoi vincoli necessari, come puro sentimento e autentica liricità, fantasia e sogno. Attraverso l'immaginazione rivaluta la dimensione estetica dell'esistenza procurandone la ricerca e rincorrendo allo stesso tempo il piacere della bellezza. L'esordio dell'Artista è avvenuto pochi anni or sono ma i contenuti delle sue opere iniziali già preannunciavano un impulso verso la personale “conquista dello stile” incentrata sulla priorità del colore. Difatti ancor prima di conseguire la Maturità Artistica – nello svolgimento canonico degli studi – la tela gli appariva come un'arena offerta al suo intervento piuttosto che uno spazio dove riprodurre, ricreare, analizzare o esprimere un oggetto reale. Pertanto ciò che doveva essere trasmesso alla superficie da dipingere non era più un'immagine, ma un fatto, un'azione. Così, con il tempo ogni accenno alla figura si perde, mentre il turbinio delle pennellate si intensifica fino alla svolta, quando arriva a sgocciolare direttamente il colore attraverso il “dripping”, che caratterizzerà i suoi lavori. Ci accorgiamo che il quadro è divenuto la traccia di un'azione, quella di versare i pigmenti sul supporto, a volte fino a coprirlo, lasciando emergere solo ai margini estremi un fondo candido. Le opere di Andrea Gullo presentano una riflessione molto elaborata sullo spazio e sul tempo: la sovrapposizione degli strati di vernice crea infatti una struttura temporale e spaziale profonda poiché le aree di diverso timbro cromatico sembrano avanzare o indietreggiare l'una rispetto all'altra. E così la sua pittura risulta vitalizzata da un impasto cromatico di eccezionale evidenza, mentre il suo modo rappresentativo è di quelli che ben poco concedono al gusto edonistico. Nelle sue tele c'è poesia e violenza – tra sogno, memoria e immaginazione – nell'espressione di una dimensione più che onirica, magica. In effetti invece che l'affiorare di pulsioni inconsce notiamo il manifestarsi della libertà creativa, la voglia di giocare con impressioni che – se iniziano a essere casuali – mantengono tuttavia una certa unità poetico - favolistica. Le forme si espandono come spinte da una irresistibile linfa, così come la natura prorompe in primavera. Un tale vigore, servito da doti non comuni ed una maestria di continuo inventata e riaffermata, non è – ai giorni nostri – cosa consueta. Gullo poi insiste su tematiche sospese fra il simbolico, l'onirico e il fantastico connotate da un inconfondibile stile rarefatto, insofferente di qualsiasi superficialità decorativa e volto all'approfondimento della visione come comprensione del senso più lungimirante e profondo delle cose. Nelle sue opere i colori percorrono il labirinto dei segni scoppiando di lirica felicità: macchie che si intersecano bruciando la superficie per costruire l'immagine probante di un sogno, di un'allegoria, di una storia di intima connessione con il fluire degli stati d'animo presenti nella realtà dell'uomo. Tra i dipinti di Andrea Gullo si gira come in un giardino d'incanto, dove nasce la voglia di sentire delle vecchie fiabe, delle canzoni popolari di una volta, riproposte magari nei ritmi sincopati di oggi. Egli è capace di dar voce – servendosi di un linguaggio pittorico contemporaneo – a quell'istinto primordiale del dipingere, che vuole arricchire la vita di presenze inedite e di esseri nuovi.

 

Mario Vicino

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